C’è una parola che nel mondo del regolamento del Palio degli Sbandieratori torna ciclicamente, quasi fosse un amuleto: deroga. Nata per proteggere, per dare tempo, per tendere una mano a chi, in un determinato momento storico, si trova in difficoltà numerica o organizzativa. È una scelta di buon senso, una tutela che dimostra quanto la comunità del Palio sappia essere solidale e attenta alle esigenze di ogni singola realtà.
Oggi, il regolamento del Palio degli Sbandieratori di Asti vive proprio su questo delicato equilibrio. In piazza si scende con un massimo di 8 sbandieratori (mentre lo standard nazionale FISB per la Grande Squadra ne prevede 16). Anche per i musici esistono tutele importanti: il limite massimo è di 20 elementi, ma una deroga speciale congela la penalità per il ridotto numero di musici e la penalità di 0,2 punti di coreografia, se un gruppo scende sotto i 10 elementi. Significa che l’impegno di chi si presenta in piazza viene valorizzato e protetto a livello di punteggio, a prescindere dai numeri assoluti.
Queste regole hanno svolto un ruolo fondamentale nel tempo: hanno permesso a tutti i Comitati di esserci, di partecipare a testa alta e di mantenere viva la tradizione anche nei momenti di magra. Ma oggi, forse, l’intero movimento si trova davanti a un bivio su cui vale la pena riflettere, insieme e senza faziosità.
Musici e sbandieratori: la stessa passione, due pesi diversi?
Guardando la piazza da fuori, c’è un aspetto che salta all’occhio e che merita una riflessione serena: la differenza di trattamento numerico tra musici e sbandieratori.
Oggi il regolamento permette ai musici di scendere in piazza con l’organico massimo previsto a livello nazionale (20 elementi). Agli sbandieratori, invece, lo spazio è rigorosamente limitato a un massimo di 8, la metà esatta di una Grande Squadra.
Viene da chiedersi: qual è, alla fine, la differenza tra questi ragazzi?
Nessuna. Condividono lo stesso fango d’inverno, lo stesso freddo agli allenamenti, la stessa ansia dietro le quinte e gli stessi identici sacrifici per amore del proprio borgo/rione/comune. Non esistono ruoli di serie A e ruoli di serie B: l’impegno richiesto a chi scende in piazza è sempre lo stesso. Se un gruppo di musici numeroso ha la possibilità e l’orgoglio di mostrare tutto il potenziale del proprio organico in piazza, sorge spontanea una domanda: perché per gli sbandieratori questa crescita deve essere frenata? Perché se un Comitato lavora bene e riesce a motivare 12 o 14 ragazzi, deve essere costretto a lasciarne una parte in panchina per regolamento?
Il valore dello stimolo e la gestione del ricambio
Da un lato, c’è la consapevolezza che le tutele sono un paracadute necessario per le realtà più piccole o in fase di rifondazione. Dall’altro, però, emerge il timore che una protezione troppo prolungata possa, involontariamente, rallentare la spinta a cercare nuove leve e a investire sul territorio. L’essere umano, in fondo, tende ad attivarsi quando c’è una necessità stringente. Se la deroga permette di non pagare d’astuzia sul tabellone una carenza di organico, il rischio è quello di adagiarsi.
Di recente si è accennato alla possibilità di un percorso graduale: un allineamento progressivo ai numeri nazionali, passando prima a 12 sbandieratori, poi a 14, anno dopo anno. Non uno strappo improvviso, ma un cammino a tappe per dare tempo a tutti di adeguarsi.
Questa ipotesi porta con sé una riflessione che riguarda direttamente il futuro dei nostri ragazzi. In alcuni gruppi di Asti, la scelta di portare la Grande Squadra con un numero ridotto di elementi stringe inevitabilmente i posti da titolare. Questo significa che molti giovani componenti del gruppo rischiano di allenarsi per mesi con passione, per poi guardare la gara dalla transenna per due o tre anni consecutivi. Il rischio, che tutti i Comitati conoscono bene, è che alla fine subentri la stanchezza e che questi ragazzi decidano di appendere la bandiera al chiodo o di posare le bacchette.
Permettere anche agli sbandieratori un percorso di crescita numerica non significa fare un torto a qualcuno, ma semplicemente dare a tutti una prospettiva, un palco e un motivo per continuare a frequentare il proprio borgo/rione/comune.
Più di una gara: la porta d’ingresso per il Comitato
C’è poi un risvolto generazionale e strategico che non va sottovalutato e che mette d’accordo tutti, tradizionalisti e non. Il gruppo sbandieratori e musici è, storicamente, la strada più accessibile e immediata per far avvicinare i giovani alla vita associativa. È il primo contatto con i colori, il primo momento in cui si impara cosa significhi fare squadra per il proprio borgo/rione/comune.
Se guardiamo alla classe dirigente attuale del nostro Palio, a molte delle persone che oggi ricoprono ruoli di primo piano e responsabilità nei direttivi, scopriamo che tantissime hanno iniziato proprio così: con una bandiera in mano o un tamburo a tracolla. Perdere questi ragazzi oggi per mancanza di spazio o di stimoli significa, molto concretamente, rischiare di non avere i consiglieri, i responsabili o i Rettori di domani. Allargare i numeri in piazza non è un capriccio estetico, ma un investimento a lungo termine sulla sopravvivenza stessa dei nostri comitati.
Dalla piazza di Asti ai palcoscenici nazionali
Gli spunti di riflessione più freschi arrivano proprio dalle competizioni esterne. Si è appena concluso il Girone di Qualificazione Nord-Ovest per i campionati nazionali ed è stato uno spettacolo bellissimo vedere una piazza di nuovo piena, viva, colma di colori e di energia. In quell’occasione si è visto chiaramente cosa significhi la varietà numerica: gruppi che hanno portato la massima espressione con la 16, altri con la 12 o la 10. Una ricchezza visiva e tecnica che lascia il segno.
Oltre alle motivazioni interne di gestione dei ragazzi, un’apertura graduale dei numeri ad Asti porterebbe vantaggi innegabili anche a quei Comitati che scelgono di misurarsi sui palcoscenici nazionali della FISB. Preparare una Grande Squadra da 8 per il Paliotto e, contemporaneamente, progettarne una da 12, 14 o 16 elementi per i campionati – oppure dover riadattare completamente i pesi, le geometrie e i movimenti in sole tre settimane di tempo tra una gara e l’altra – è uno sforzo tecnico e mentale titanico.
Su questo punto, la piazza si spacca inevitabilmente in due visioni legittime ma distanti: da un lato ci sono i gruppi iscritti alla Federazione, che trarrebbero enorme beneficio da un regolamento locale più vicino a quello nazionale; dall’altro ci sono le realtà non affiliate alla FISB, che comprensibilmente guardano solo alle dinamiche interne della nostra festa e non hanno un interesse diretto ad agevolare i percorsi agonistici esterni di altri Comitati.
A questo si aggiunge una riflessione di natura prettamente tecnica. La scelta comune di affidarsi ai regolamenti e ai giudici della FISB nasce da una precisa e condivisibile esigenza: garantire a tutti i partecipanti un giudizio che sia il più oggettivo, tecnico e imparziale possibile. Diventa allora spontaneo domandarsi se, avendo scelto quel preciso binario per valutare il valore espresso in piazza, non sia altrettanto naturale seguirne progressivamente la direzione strutturale, anziché muoversi in senso opposto.
Una sintesi complessa per un obiettivo comune
Il dibattito che si è sviluppato nell’ultimo periodo a livello istituzionale dimostra quanto il tema sia sentito, ma anche quanto sia complessa la materia. Quando si passa dal discutere un’idea in linea teorica al dover trovare una quadra regolamentare scritta nero su bianco, le sfumature cambiano e trovare un accordo che metta in sintonia le specificità di tutte e 21 le nostre realtà diventa un lavoro di altissima diplomazia.
In questo contesto, emerge una delle peculiarità più complesse del nostro sistema decisionale: il fatto che le scelte normative coinvolgano l’intero corpo dei Comitati, compresi coloro che, per scelta o per contingenze del momento, non prendono parte attiva alla competizione degli sbandieratori. È una dinamica democratica legittima, ma che richiede indubbiamente una grande sensibilità istituzionale, affinché le decisioni tengano fortemente conto delle reali necessità e dei sacrifici quotidiani di chi quella piazza la deve calpestare e preparare tutto l’anno.
Se gli orientamenti e i punti di vista si evolvono da un incontro all’altro, non è per incoerenza, ma perché trovare la formula perfetta tra l’esigenza di crescere e la necessità di non lasciare indietro nessuno è una delle sfide più difficili per chi è chiamato a decidere. Ogni borgo/rione/comune ha la sua storia, il suo organico e le sue legittime preoccupazioni che meritano rispetto e ascolto.
La domanda che questo scenario lascia aperta non divide il Palio in fazioni, ma unisce tutti in un unico grande interrogativo: qual è la strada migliore per il futuro del nostro movimento? Continuare a proteggere il presente per sicurezza, o rischiare un piccolo passo in avanti per stimolare la crescita generale?
Qualunque sia la risposta che i tavoli decisionali decideranno di dare, l’importante è che al centro rimangano sempre loro: i giovani in piazza, perché è da quella piazza che nascono le radici del domani dei comitati.
Willy Wonka

Una risposta con una domanda a una delle due domande, rischiare un piccolo passo in avanti per stimolare la crescita generale o distruggere l’esistenza di alcuni.
Altro quesito che metto sul piatto.
Qual è l’utilità di una giuria massima al paliotto quando vi sono gruppi che scendono in piazza con una quattro o che scendono tanto per scendere, quando alle gare dei gironi di qualificazione (quindi gare nazionali) con gruppi che portano fino a 16 sbandieratori si è vista una giuria minima? Queste sono interrogazioni che mai nessuno si fa.
Non metto in discussione che l’impronta FISB, sia la più seguita, ma di certo non è l’unica quando vi è per esempio anche la LIS. Chi è iscritto in Lis, magari ritiene più corretto il suo regolamento rispetto a quello utilizzato dalla FISB
Ti ringraziamo per il commento, metti sul piatto delle riflessioni importanti che noi stessi ci facciamo molto spesso.
Nel nostro articolo non abbiamo mai parlato di voler ‘annientare’ nessuno, ci mancherebbe. Abbiamo invece voluto sollevare una dinamica legata alla natura umana, ponendoci una domanda: quando c’è sempre una deroga pronta a salvarci, non rischiamo inconsapevolmente di adagiarci un po’? Spesso le reazioni migliori e i veri salti in avanti nascono proprio quando siamo costretti a fare di necessità virtù.
Anche sulla giuria massima, capiamo il dubbio, ma proviamo a guardare la cosa da un’altra prospettiva: per noi tre giudici anziché uno non sono un elemento di pesantezza, ma una protezione in più per i ragazzi in piazza. Sappiamo tutti che i giudici sono umani e possono prendere un abbaglio; avere tre voti, scartando il più alto e il più basso, serve proprio a tutelare chi si fa un mazzo così tutto l’anno da un eventuale errore del singolo. In fondo, il Paliotto per tutti noi è la gara della vita, ed è giusto che abbia lo stesso livello di attenzione delle finali nazionali.
Sul discorso dei regolamenti, la scelta dell’impronta FISB da parte dei comitati astigiani risponde storicamente a una precisa identità tecnica e di scuola, che per noi resta il punto di riferimento principale. Pensa che, nonostante tra i fondatori storici della LIS nei primi anni ’80 ci fosse proprio un astigiano, alla fine nessuno dei nostri 21 comitati lo aveva mai seguito su quella strada. Questo rende la novità di pochissimi giorni fa, con l’iscrizione del Rione San Silvestro in LIS, un caso davvero inedito e isolato nella storia del nostro Palio.
Alla fine il grande dilemma resta aperto anche per noi: per aiutare il nostro movimento a crescere è meglio proteggerlo adattando le regole, o spronarlo tenendo l’asticella alta?